L’utilizzazione

L’utilizzazione per Milton Erickson.

Invece di basarsi sul cambiamento e la ristrutturazione, Erickson si basa in particolar modo sull’utilizzazione e sull’accettazione grazie alla sua visione della resistenza. Questo gli consente di integrare una concezione nuova e originale della resistenza del paziente, considerando l’epoca in cui è stato messo in pratica tale principio. Erickson intendeva con la locuzione ‘approccio naturalistico’ proprio il fatto di accettare e di utilizzare la situazione incontrata, senza tentare la ristrutturazione dal punto di vista psicologico. In questo modo il comportamento del paziente, così come viene presentato diventa un effettivo aiuto, invece che un intralcio. Erickson parla anche del principio del sinergismo come spiegazione dell’utilizzo della resistenza nel suo cosiddetto ‘approccio naturalistico’ dell’ipnosi.

Per Milton Erickson, dunque, la trance può avvenire anche nel caso in cui l’ipnosi tradizionale giudica un soggetto come ‘non ipnotizzabile’. Egli trovò il modo di utilizzare qualunque cosa provenisse dal paziente, perfino le sue resistenze ad entrare in ipnosi. In questo modo il paziente non sentiva più se stesso come sfidante e, contemporaneamente, poteva sentire apprezzate le sue qualità  e le sue particolarità , anche quando questa sia semplicemente una problematica, o un modo di non riconoscere un’autorità  precostituita, o la sua originalità  e unicità  come persona.

L’ipnosi può dunque essere uno stato naturale in cui entrano tutte le persone di tanto in tanto, quando le circostanze lo permettono, di cui solitamente le persone non si rendono conto. Utilizzare le risorse e le resistenze del paziente in ipnosi significa proprio questo: usare un aspetto naturale per indurre lo stato ipnotico e poi dare le suggestioni giuste, quelle che servono in quel momento al paziente, per produrre i cambiamenti terapeutici (che possono avvenire anche molto in là  nel tempo, ma per cui bisogna comunque preparare il terreno).

Secondo Zeig, se ci fosse una sola caratteristica del metodo ipnotico ericksoniano questa sarebbe senz’altro l’utilizzazione che, nel suo significato più elementare riguarda proprio il fatto di usare, come detto sopra, quello che viene dal paziente o, come dice Erickson, tutto ciò che viene dall’inconscio del paziente. Ma cos’è l’inconscio ericksoniano? Probabilmente una tale struttura non esiste. Così come non esiste l’ipnosi o l’amore. Ma l’utilizzazione di tale decostruzione, quella sì che ha un suo senso di esistere. Secondo i canoni ericksoniani, quando diciamo che una persona è in trance ovvero nello stato di ipnosi? Dobbiamo per forza prendere in considerazione l’idea di un inconscio ericksoniano per poter spiegare il funzionamento di una ideoplasia? Probabilmente no, ed è per questo motivo che non si può parlare di amore se non come un insieme di tanti dettagli e particolari, che presi nel loro insieme danno l’effetto finale di ciò che chiamiamo amore. Lo stesso vale per un concetto sfuggevole come l’ipnosi.

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